ANSA

Mazzarella Press Office

Cerca nel blog

EMP 1

lunedì 18 marzo 2013

CHAOS PLAGUE - Intervista alla Band



Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-Il progetto Chaos Plague affonda le radici nel 2006, quando Matteo Salvestrini (Basso), Stefano Tarsitano (Batteria) e Davide Luraghi (Chitarra) composero il primo nucleo del gruppo. L’intento è sempre stato quello di creare Musica nuova, fresca e moderna, di chiara matrice Death Metal con fortissime contaminazioni Progressive. Fin da subito ci siamo focalizzati sul creare ponendo in secondo piano cover di altri gruppi. 

Come è nato invece il nome della band?

-Il nome voleva essere un qualcosa di significativo, oltre che di facile assimilazione. L’idea di rifarsi al Caos come forza distruttrice era un’analogia fin troppo cliché del nostro genere, invece, la visione della stessa come preludio alla creazione, concetto tratto dalla filosofia di Nietzche, è maggiormente pregnante e lascia la visione del Caos come un qualcosa di indefinito, potentissimo ed esente da scopo. Quindi il Caos è, per noi, il simbolo di quella forza, incontrollabile ed incontrastabile, che si ritrova all’interno dell’Io umano. Come nel processo “nieztchano” abbiamo questa forza come primo passo verso il raggiungimento, da parte dell’uomo, della condizione di Ubermensch, l’essere supremo ed auto-sussistente, tale forza, però, non risiede in tutti quanti gli esseri umani. Plague inteso come pestilenza, contagio, riguarda la condizione di chi, in questa realtà di superficialità, si trova a manifestare la sua condizione superiore di portatore di Caos, e quindi visto come un reietto ed un ammorbato.

Potete presentare il vostro Ep ai nostri lettori?

-Chaos Plague non è che un primissimo passo nella nostra strada. I tre pezzi proposti contengono i rudimenti del nostro stile (Infatti tutti e tre faranno parte dell’album a cui stiamo lavorando) ed è da considerarsi come base per l’evoluzione del nostro personale stile. Chirality è sicuramente il pezzo più rappresentativo del nostro io musicale. Ci piace moltissimo creare contrasto tra melodia e violenza, tempi complicati e lineari. Come abbiamo sempre sostenuto, nel nostro genere c’è spazio per numerosissimi livelli espressivi! Sinner’s Regret è un altro pezzo denso di contrasti e tensione, riflette in pieno ciò che siamo. In Death I Trust è un’altra delle nostre “anime”, veloce e violenta! Siamo molto orgogliosi di quei pezzi, sicuramente l’EP è molto grezzo e il nostro lavoro si è già evoluto molto da quel primo punto di partenza e il nostro nuovo materiale sarà maggiormente personale! Anche per la produzione abbiamo idee molto più chiare ed avanzate. Siamo però convinti che “Chaos Plague” sia un lavoro che rifletta bene quanto noi amiamo la Musica e quanto la nostra passione ci sia da guida per fare ciò che facciamo. Chiunque lo ascolti non può che rendersene conto!

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

Spesso la quotidianità e l’attualità sono il punto di partenza per la creazione di un testo. In genere il cuore del testo è la condizione psicologica ed esistenziale dell’essere umano, con tutte le sue contraddizioni e sfaccettature. Nei tre pezzi dell’EP, in particolare, i testi sono focalizzati su argomenti diversi ma collegati da un leit motive comune, sempre connessi tra di loro quanto a radice. Sebbene la stesura dei testi appaia criptica per chi non li scrive, siamo convinti che chi fruisce della nostra Musica possa reinterpretarli attraverso una propria personale chiave di lettura e, perciò, il testo diviene estremamente importante e diventa individuale a seconda di chi lo ascolta. Questa è, secondo noi, una grande ricchezza e il grande potere della Musica: permettere alle persone di percepire il tema in base alla propria condizione e sensibilità.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro Ep?

-Crediamo che il talento del cantante Francesco Patea sia uno dei nostri più particolari aspetti. E’ un vocalist di talento con una voce dal timbro davvero particolare e personale, sia il growl che il pulito sono molto caratteristici! Inoltre abbiamo un modo molto personale di intendere il Prog Death, il più delle volte confuso con fraseggi a tempi serratissimi e suoni compressissimi, che potrebbe suscitare molta curiosità in chi apprezza il Metal. Siamo cresciuti con gruppi come Death, Pestilence e Cynic, apprezziamo realtà moderne quali Obscura e Martyr, Beyond Creation e Necrophagist. Rifarci a questi Musicisti è solo la base, il resto è nostra rielaborazione e creatività.

Come nasce un vostro pezzo?

-Un pezzo può nascere da un riff di chitarra, di basso, da una ritmica di batteria o da una linea vocale, non abbiamo assolutamente un formula fissa. Di solito Matteo e Davide si occupano della stesura dei pezzi, poi tutto il resto del gruppo rielabora, corregge, completa, aggiunge o taglia. E’ un processo “corale”e ognuno inserisce elementi della propria personalità artistica. Per questo, avendo comunque tutti un obbiettivo comune, i nostri pezzi sono così eterogenei e variegati.

Quale è il brano di questo Ep al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Chirality senza dubbio. Suona molto più personale e ha davvero tirato fuori da ciascuno di noi la propria attitudine. E’ stato il primo pezzo in cui ciascuno di noi ha potuto contribuire ad un livello superiore e si possono apprezzare tutte le qualità di ciascuno componente. I nuovi pezzi partono da questi concetti e ne andiamo molto molto fieri!

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Il sound che sentite sull’EP non può dirsi “il nostro” proprio perché grezzo e con un forte margine di miglioramento. Sopratutto il suono del basso è molto distante da ciò che Matteo ricerca dal suo strumento. Potremmo definire il nostro obbiettivo in questo frangente come una summa di diversi aspetti che andranno mediati tra loro per arrivare a qualcosa di personale. Potremmo citare come fonti principali i suoni di:  Obscura, Pestilence, Twisted into Form, Beyond Creation e Martyr. Ciascuna di queste formazioni per noi rappresenta, per certi aspetti, una colonna nel nostro sound.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro Ep, ci sarà un tour con delle date live?  

-In programma per il prossimo futuro c’è un album fatto in studio e con una produzione di livello. Molto del materiale è già ultimato e altro è in fase di limatura. Una volta compiuto questo importante passo, per cui ci sentiamo pronti, provvederemo a una importante promozione, vedremo se sarà possibile organizzare un tour. La situazione in Italia non ci fa pensare alla concreta possibilità di una serie di date, però. Vedremo come la scena supporterà il nostro LP.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-Attualmente no, non abbiamo di questi progetti. E’ anche da sottolineare quanti pochi siano i locali in Italia che permettono la realizzazione, con qualità accettabile, di un progetto tanto ambizioso. Ci sembra doveroso, inoltre, cimentarci prima in un album da studio piuttosto che in un video live.
Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-La scena Musicale italiana è preda di tantissima ignoranza. Si bada al guadagno, non all’arte e la Musica è diventata una merce, piuttosto che una forma di espressione. Basti guardare il recente risultato del Festival della Musica Italiana..di fronte a Musicisti preparatissimi e innovativi come Elio e co., ecco che vince l’idolo delle teenagers che ha la più alta esposizione mediatica..E’ un bombardamento continuo che non lascia spazio a nulla di realmente valido, ma solo a chi ha più soldi per potersi promuovere. Il Metal, ahimé, non è immune da tutto questo. Ad alti livelli noi italiani siamo diventati al 100% esterofili: senza il solito headliner di turno i festival sono vuoti e la gente non si scomoda ad andare ai concerti..nemmeno quando questi costano poco niente…

A livello underground la situazione è assurda: la scena è assolutamente satura! Ci sono gruppi di mille generi e mille sfaccettature! Spuntano come funghi! E, sebbene questo denoti una grande voglia di esprimersi e può essere inteso come un bene, c’è anche un grosso abbassamento della qualità e della umiltà dei Musicisti, smossi da una concorrenza feroce e spietata piuttosto che da un senso di comunità e di vicendevole aiuto e supporto. Se a tutto questo aggiungiamo un sistema che non aiuta i locali ad organizzare concerti dal vivo e che la quasi totalità di questi non investe, per impossibilità economica o mancanza di volontà, nelle strutture e, di conseguenza, ci si ritrova ad assistere a concerti o ad esibirsi in ambienti del tutto inadeguati, ci si può rendere conto di come la situazione sia davvero molto difficile. Spesso i locali non pagano, a meno di avere un introito garantito, spesso richiedendo numeri di spettatori quasi folli,e i gruppi non possono crescere a meno di avere i soldi da altri canali per poter investire nella loro arte.

La radice del problema, però, risiede nel pubblico. Non c’è supporto per i gruppi e non c’è rispetto per i locali che propongono Musica. Il circolo potrebbe essere virtuoso: il locale chiama band che, motivate dal compenso per la loro esibizione, offrirebbero show professionali, dovrebbe occuparsi della pubblicità (SPESSO affidata alla band e ad internet senza il minimo supporto da parte del locale) in strutture adeguate, sia a livello scenico che acustico, a questo punto il pubblico potrebbe godersi lo show e la Musica portata sui palchi, per poi spendere coscienziosamente i propri soldi per un biglietto di ingresso, supportando così locale, gruppo, pubblicità ed eventi! Invece troviamo molta gente che arriva al locale già mezza ubriaca, esce a fumare o a chiacchierare durante l’esibizione del gruppo di turno, che suona davanti ai propri amici, e si lamenta per i prezzi delle consumazioni, così il locale non guadagna e si tiene gelosamente il proprio introito senza rinnovare le proprie strutture e pagare i Musicisti!

Ecco perché i gruppi cover vanno da matti: non c’è bisogno che la gente capisca la Musica che viene suonata..la conosce già! In primis gli appassionati di Metal, che preferiscono gli INNUMEREVOLI tributi ad Iron Maiden, Motörhead e Metallica piuttosto che Musica  nuova ed originale.

Il nostro principale problema è quello del genere: è molto difficile trovare palchi disposti ad ospitare Musicisti esponenti di una corrente poco diffusa come il Prog Death. In secondo luogo ci ritroviamo spesso di fronte a fonici e locali di scarsa professionalità, e rendere il nostro genere è piuttosto arduo, data la sua enorme varietà. Quindi poco pubblico per una resa Musicale di dubbia qualità…ecco perché pubblicare un disco è passo ancora più importante, per una qualsivoglia band.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Internet è uno strumento molto potente. Come tutti gli strumenti bisogna saperlo usare bene o si rischia di fare danni! Conosciamo diversi gruppi che saturano la rete con le loro notizie, risultando incredibilmente antipatici ancora prima di aver fatto sentire del loro materiale. Noi, grazie ad un validissimo team di promozione Music Solutions Agency (www.musicsolutionsagency.it), abbiamo scoperto la forza della rete e, attualmente, annoveriamo dei fan e dei sostenitori che provengono da molte parti del mondo. E’ un concetto che ha dello sconcertante, se pensiamo che agli albori del Death metal, non poi così tanti anni fa, l’unico modo per conoscere certe band era quello di ricevere delle cassette da amici di penna..magari oltre oceano! Senz’altro internet ci ha aiutato: la complessità del nostro genere sarebbe stata un grosso svantaggio, senza il supporto di internet che ci ha potuti mettere in contatto con estimatori di questa Musica anche in altre parti del Mondo.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Assolutamente si! La grandissima forza di un genere eterogeneo come il Progressive Death Metal è quella di permettere un livello di espressione incredibilmente profondo e ricco. C’è spazio per integrare praticamente qualunque tecnica o stile. Anche la strumentazione deve essere adeguata per tale genere e noi, ricercando un marchio che potesse rispondere alle nostre, non comuni, esigenze ci siamo rivolti a Simone Calabrese, talentuoso liutaio autore di strabilianti strumenti (SiC Instruments www.sic-instruments.com) con il quale è nata una collaborazione molto proficua! I nostri strumenti custom hanno dato al nostro suono una straordinaria marcia in più! Vi invitiamo a venirci a sentire per rendervene conto di persona!

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Nel nostro paese ci sono veramente moltissimi artisti con cui sarebbe un onore collaborare, sia in studio che live…Tommy Talamanca, Gianluca Ferro e Francesco Montesanti sono chitarristi eccezionali con cui sarebbe un vero onore collaborare. A livello di band invece Illogicist e Sadist sono due nomi con cui siamo letteralmente cresciuti! Nel panorama internazionale sono moltissime le realtà con cui ci piacerebbe poter collaborare..Cynic, Obscura e Pestilence su tutte!

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Ci ha fatto un enorme piacere essere ospiti sulle vostre pagine e vi ringraziamo moltissimo per il vostro supporto e per lo spazio concessoci! A tutti i vostri lettori auguriamo di essere sempre appassionati di buona Musica e di perorare la loro passione fino alla morte, in quanto la Musica è l’arte suprema e la più comunicativa di tutte! Il nostro operato è frutto di dedizione, fatica e tantissimo impegno, siamo più che certi che chiunque ascolterà il nostro EP se ne renderà conto!! Vi invitiamo quindi a venire a sentire ciò che sappiamo fare e, in un futuro prossimo, a godervi il nostro primo album! Supportare sempre la Musica Metal italiana: abbiamo grandissime band di cui vantarci!! “In Death We Trust!”

Maurizio Mazzarella