Mazzarella Press Office

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lunedì 21 gennaio 2013

FREDDY DELIRIO - Intervista all'Artista

Freddy Delirio


Lo conosciamo come tastierista dei mitici ed inimitabili Death SS ma Federico Pedichini, in arte Freddy Delirio, è molto di più… Eccelso musicista, compositore, cantante, produttore, esperto di sala d’incisione, anche dottore in filosofia ed una carriera artistica che parte da lontano e che in questa intervista desideriamo approfondire. D’altro canto il clamoroso ritorno sulle scene di quella che è la miglior metal band italiana e la pubblicazione del suo primo lavoro solista, Journey, da parte della prestigiosa Black Widow costituivano un occasione da non lasciarsi assolutamente sfuggire…

Freddy, intanto grazie per il tempo che ci stai dedicando e partiamo subito dalla pubblicazione di Journey che avviene, tramite Black Widow, esattamente vent’anni dopo la sua prima uscita come autoproduzione. Illustriamo ai lettori quelle che sono le peculiarità di questa riedizione? 

-Ciao Salvatore, intanto parto dicendo che Journey è un prodotto realizzato venti anni fa totalmente in analogico e ho provveduto alla digitalizzazione e al mastering nel 2012. Il progetto nacque come autoproduzione e venti anni dopo mi sembrava doveroso riproporlo   in concomitanza del ventennale del disco della mia prima band, i Mania-C. Ai dieci brani presenti originariamente ne ho aggiunti altri tre che sono gli ultimi della tracklist, proprio per lasciare invariato l'ordine delle songs, aggiungendo ed evolvendo quanto fatto in precedenza. La prestigiosa Black Widow si è dimostrata interessata al prodotto e si è occupata dell'intera produzione.

Come hai ottenuto il coinvolgimento della mitica etichetta genovese?

-Ho avuto occasione di collaborare con questa etichetta in molte occasioni per produzioni effettuate nel mio studio. Mi sono occupato di registrazioni e mix di bands uscite per Black Widow di molti artisti tra cui Death SS, Sancta Sanctorum, Goad ed altri. I proprietari Pino e Massimo sapevano del mio progetto di ridare vita a Journey stampandolo su CD. Dopo un attento ascolto la loro proposta mi riempito davvero di gioia: si sarebbero occupati di tutta la fase di produzione e distribuzione. Credimi, di questi tempi, sono soddisfazioni!

Ritengo la tua musica, se mi è permesso, visionaria! Nel senso che le sensazioni provate durante il suo ascolto, così come l’immaginario che di conseguenza ne viene scatenato interiormente, riflettono i titoli delle composizioni stesse… Come se fossero le tue medesime sensazioni a cui hai dato un nome per indicare all’ascoltatore un percorso mentale da seguire, concordi ? A tal proposito spiegaci proprio cosa c’è dietro un titolo come Journey…

-Esatto! Hai proprio centrato l'essenza di Journey. E' un viaggio all'interno dell'inconscio, ci sono realtà vissute, porte spalancate all'improvviso, cambi di umore, momenti cosmici, tenebrosi, felici, estatici. Ho cercato di affrontare questo "viaggio" facendo uso di tempi, ritmi e generi diversi rifacendomi alle tradizioni progressiva, classica, rock e sperimentale. Ho avuto la fortuna nel periodo in cui  l'ho composto e registrato, di avere a disposizione macchine degli anni 70 e 80 con alcuni suoni caratteristici che ritengo "magici" e assolutamente adatti per creare certe atmosfere.

A quali brani del cd ti senti più legato ? E quali sono quelli che hanno richiesto uno sforzo compositivo maggiore ?

-Ogni brano è un tassello necessario di quel viaggio a partire da "Dark Forest", "Lucifer Seats à Droite" fino a "Casanova" e ai brani più pianistici e classici come "Desire e "Starlight". Fanno tutti parte di un disegno che è la mia vita, le sensazioni che fino ad ora ho provato. Sicuramente "Lucifer Seats à Droite" del quale ho realizzato anche il videoclip con la regia di Marie PH Buttafoco (che si è occupata anche dei "versi" e delle immagini dell'intero CD) ritengo che sia un brano di impatto, rappresentativo e sufficientemente diretto ed esplosivo. Per quanto riguarda lo sforzo compositivo maggiore posso dire che "Celtic memory", uno degli episodi più prog dell'intero lavoro, l'unico dove è presente anche un ospite alla chitarra sulla parte finale del brano (Stefano Zanobini), è stato avvincente proprio per il duetto tastiere/sei corde con virtuosismi all'unisono. Momenti che non si dimenticano più anche a distanza di anni, come le parti più sperimentali di musica estatica. 

Mi ha incuriosito il brano Ecstatic Music che, come scrivi nei credits del disco, è stato composto durante un esperimento estatico… Cosa vuol dire?

-La musica estatica viene suonata in uno stato di trance e di sospensione inconscia completamente lontani dalla razionalità. Quel brano che faceva parte di una mia esibizione, è stato registrato da me con gli occhi chiusi e praticamente al buio. Una volta raggiunto il livello di concentrazione si sente lo strumento come un prolungamento del corpo e si inizia a buttar giù note. Mi avvicinò a questo mondo il grande jazzista Fabio Bottaini esperto di musica sperimentale estatica. La controprova di tali esperimenti si ha quando, in condizioni di "normalità" di prova a risuonare ciò che si è registrato in quei momenti "coverizzando" se stessi; ebbene, è praticamente impossibile: non c'è più magia dinamica, si eseguirebbero le solite note senza quel pathos che è stato presente solo nel momento in cui si è compiuto l'"esperimento". Si capisce dunque che in quei momenti si riesce a dare molto di più, si conosce lo strumento molto meglio di quando si pensi, si riescono a creare melodie inaspettate. Tanto per citare degli artisti immensi, i Pink Floyd in occasione di uno dei loro lavori Ummagamma (CD parte in studio) si scatenano in un susseguirsi di esperimenti dei singoli musicisti dove paura, follia, delicatezza e gioia si alternano a ritmi inconsci creando scenari unici nel momento stesso in cui vengono prodotti.

Certo che già a vent’anni sapevi il fatto tuo… Come ti sei avvicinato al mondo delle sette note e qual è stato il punto di partenza del tuo percorso formativo ? 

-Mi sono innamorato della musica da bambino. A otto anni, rapito dalla musica classica di Mozart e del nostro orgoglio Giuseppe Verdi, decisi di imparare a suonare il pianoforte. Ho fatto alcuni anni di scuola classica e anche se il sacrificio era tanto sentivo che avrei voluto scrivere qualcosa per esternare i miei stati d'animo. 

Musica classica, prog rock, elettronica, ambient… Questo è un vasto melting pot di generi di cui l’orecchio degli ascoltatori più attenti può rilevarne la presenza… Quali erano i tuoi ascolti da adolescente e quali sono quegli artisti o quelle correnti musicali che ritieni abbiano affinato la tua cultura musicale ?

-Partito con la classica fino a quindici anni, ascoltavo praticamente davvero solo quel genere fatta eccezione per alcuni artisti di musica sperimentale elettronica come Jean Michel Jarre e altri, rimasi poi rapito  e conquistato dal rock. In un attimo, mi innamorai di bands che hanno cambiato la mia vita e che mi hanno fatto vibrare dentro sconvolgendomi positivamente. Ecco che come un fiume in piena, Pink Floyd, Deep Purple, Whitesnake, Rick Wakeman e altri magnifici artisti hanno travolto qualsiasi mio mezzo tecnologico a disposizione per ascoltare musica. Andavo a dormire con alcuni dischi a tutto volume in cuffia e mi svegliavo felice e riposato. Mi sono spinto fino ad ascolti estremi e ho scoperto mondi che non conoscevo capaci di  creare atmosfere e sensazioni nuove.  

Immagino ti piacevano/piacciono le opere, in campo rock e specie prog, di quei tastieristi che ho citato in sede di recensione… Claudio Simonetti, Gianni Leone, Doris Norton, Tony Pagliuca… E tra quelli stranieri quali ammiri di più ?

-Assolutamente nomi di grande rilievo. Abbiamo fatto una data in Svizzera con i Death SS insieme ai Daemonia di Simonetti, è stata un'emozione sentire dal vivo quelle musiche e dividere il palco con questo artista. Per quanto riguardo l'estero i due tastieristi che mi hanno cambiato la vita sono Wakeman con il suo capolavoro "The six wives of Henry VIII" e Jean Michel Jarre con "Oxygène", "Equinoxe", "Rendez-vous" ecc. 

Sei anche un produttore ed esperto di sala d’incisione, attività che espleti regolarmente grazie a FP Recording Studio, di tua proprietà. Com’è nata questa passione?

-Mentre suonavo da bambino sognavo di avere un giorno quei grandi mixer che vedevo in tv in un mondo tutto mio dove creare. Vedevo nello studio un nucleo dove stare ben concentrati per scrivere musica e "viaggiare". Fu in occasione del primo lavoro che registrai nel 1990 presso lo studio Westlink che mi innamorai di quel mondo. Vidi un ambiente perfetto, dove avrei voluto passare il resto della mia vita. Vedevo la professionalità e la dedizione con cui i fonici lavoravano e pensai che un giorno avrei voluto realizzare tale sogno anche io. Ce l'ho fatta. Ormai l'FP Recording Studio è una realtà concreta da oltre tredici anni e di musica e musicisti di rilievo ne sono passati tanti. Ho lavorato fisicamente per allestire completamente la sede, vedevo che era una cosa possibile. Ho lavorato partendo con le prime macchine cercando di ottimizzare al massimo ciò che avevo. Ho aggiornato con costanza le attrezzature. Lo studio è sempre acceso, inverno ed estate e ogni giorno vengono ottimizzate nuove tecniche e la ricerca sonora non ha veramente mai fine.

E come hai realizzato il tuo studio di registrazione che è dotato di un equipment davvero ricco? Addirittura al suo interno c’è una church room per la registrazione di musica classica… Ce ne parli?

-Lo studio è situato nelle campagne lucchesi presso una villa storica dove c'è appunto anche una piccola chiesa privata di mia proprietà con una acustica notevole che ben si presta nel caso di riprese di musica classica. Per quanto riguarda la regia e le stanze dove invece si effettuano le registrazioni tradizionali, lo studio si avvale di tecnologie d'avanguardia con sistemi Pro Tools TDM, convertitori Apogee e la storica console 6000 della Soundcraft. Il tutto abbinato a preamplificatori e microfoni di prima qualità. Ho sempre lavorato cercando di miscelare il mondo analogico con quello digitale per ereditare il meglio dal passato con un occhio sempre rivolto al futuro.

Sei dottore in filosofia… Quali sono le tue attività in questo campo e come coniughi questa passione con quella musicale?

-Si, una passione che è sempre andata di pari passo con la musica, la voglia di ricerca e di mettermi sempre in discussione. Mi capita di lavorare anche in ambito scolastico per il sociale e mi piace anche fare consulenze in ambito privato. Nessuno di noi sa bene quale sarà il punto di arrivo ma è fondamentale mettere in discussione l'interlocutore e se stessi per valutare insieme la strada giusta da percorrere, scartando via via i binari sbagliati. Ogni giorno deve rappresentare un'evoluzione del precedente.

Sei anche front man e leader degli hard rockers H.A.R.E.M.! Parlaci del gruppo, di com’è nato, di come vanno le cose e quali sono le vostre prossime mosse in cantiere…

-Ho fondato questa band nel 1994, sono passati quasi venti anni anche in questa occasione, passa il tempo... Gli H.A.R.E.M. rappresentano per me il rock senza fronzoli. Sono una band di impatto dal vivo con il proprio sound, la propria originalità e con la voglia di fare e produrre rock. Per gli H.A.R.E.M. questo non è solo un genere ma uno stile di vita. Anche in questo caso, è tutto molto sanguigno e vissuto sulla propria pelle. Abbiamo registrato diversi dischi, realizzato diversi tour, e abbiamo suonato con bands storiche americane e nord europee. Attualmente stiamo registrando il nuovo disco, siamo ormai alla fase di mixaggio e di arrangiamenti finali. Siamo entusiasti di come sta venendo il lavoro. Una prerogativa di questa band è stata quella di fare sempre i brani diversi uno dall'altro cercando di non ripetersi mai sperimentando anzi varie soluzioni per ogni brano e per ogni tematica. In questa band sono il cantante e non mi risparmio quando voglio dire le cose. Ogni canzone parla di un momento, uno stato d'animo vissuto. Ogni song ha comunque un risvolto positivo e vuole lasciare aperta sempre una porta. Per qualsiasi news ecc. invito a visitare il sito www.haremband.com sempre aggiornato.

A questo proposito come vedi la scena metal attuale? C’è qualche gruppo che attira in particolare la tua attenzione?

-Questo è un periodo storico confuso a tutti i livelli.  Oggi fare un CD è diventato un lusso, neanche più la musica è vissuta in modo naturale. Dico questo perché si usufruisce della musica sotto forma di file da scaricare depersonalizzando spesso autori di rilievo. Non si è a conoscenza spesso e volentieri dell'esistenza di alcune bands perché alcuni discografici danno la precedenza a situazioni commerciali usa e getta. Insomma, è difficile dare dei giudizi obiettivi. Bisogna spesso andare a scavare nell'underground per trovare qualcosa che faccia "spaventare" e innamorare. Adoro e sto riscoprendo band di quaranta anni fa come ho trovato interessanti alcune produzioni americane ed europee attuali. 

Faccio a te la stessa domanda fatta a Steve (Sylvester) in una chiacchierata di circa un’anno fa… Quali secondo te le cause della crisi discografica, al di là del download illegale che non ritengo l’unico colpevole, e quali le idee per cercare di uscirne?

-Crisi dovuta a qualcosa di più grande di un problema solo musicale. Le band esisterebbero in realtà ma si è persa in giro la magia. Oggi la quotidianità consumistica della vita ha perso il senso di "ondata storica positiva". Anzi sembra tutto molto negativo. Il rock, ad esempio dovrebbe rappresentare proprio qualcosa di positivo, di piacevolmente esplosivo. Negli anni in cui il rock era mito, la gente credeva nel mito. Se aggiungiamo che persino "comprare un disco" è considerato un gesto del passato perché è tanto comodo frodare i produttori e gli autori stessi (per poi lamentarsi che la musica non va), si deduce che pian piano persino i grandi festival non potranno essere più organizzati con musicisti degli anni 70 al loro ventesimo disco acquistato per devozione. Non esistono gruppi attuali (dico numericamente) capaci di sostituire quegli storici in modo tale da avere tra venti anni, festival da ventimila paganti con una certa scelta e alternanza di bands. Riguardo al download illegale si può anche bloccare come hanno fatto paesi molto più avanzati del nostro ma credo che il rock, come fu fatto a suo tempo, lo si faccia con la voglia di divertirsi, di sognare, di sperare, di voler cambiare in meglio e per questo lo vedo, purtroppo, poco figlio dei nostri tempi.

La tua partnership con Steve Sylvester è ormai di lunga data. In che modo si sviluppa la vostra collaborazione e cosa vuol dire per un artista come te fronteggiare un altro artista che è anche un personaggio carismatico, leggendario e dalla personalità, artistica s’intende, altrettanto complessa?

-Con Steve collaboro ormai da tantissimo tempo. Per me è un grande onore. Sono stato grande fan della band dai tempi di "In Death of Steve Sylvester" restandone da subito rapito, affascinato.  Oltre ai Death SS ho collaborato con Steve anche per altri progetti come i W.O.G.U.E. e ogni volta, con Steve mi capisco al volo. Ogni disco ha una sua storia, delle sensazioni molto cinematografiche, i Death SS stessi sono così. Si parte da un idea e velocemente buttiamo giù le canzoni: entriamo in uno "scenario". Abbiamo realizzato insieme anche delle colonne sonore per dei film. E' sempre tutto molto entusiasmante. Sappiamo che in quel punto ci vuole quel suono, quel determinato effetto, quel tipo di situazione. Dopo anni di dischi e concerti, lavoriamo ancora con il solito desiderio costante di creare. 

Come procedono i lavori sull’imminente nuovo full lenght dei Death SS? Sai se effettuerete delle dal vivo, con la speranza (per noi) di vedervi finalmente al sud ?

-E' uscito da pochi giorni il singolo EP The Darkest Night che è andato forte nelle vendite e per me è stata una grande soddisfazione lavorare su quel prodotto. Sto mixando il nuovo disco prima di consegnare il master all'estero dove si occuperanno della fase di "mastering" finale. Per me è un onore, sento molto queste songs sulle quali ho lavorato tantissimo in fase di arrangiamento composizione e produzione con Steve negli ultimi due anni.  Per ora non c'è niente di ufficiale riguardo ai live futuri ma sicuramente ci sarà una attività concertistica in seguito all'uscita del nuovo full lenght.

Quali saranno invece le tue prossime mosse personali ? 

-Sono sempre in azione senza fermarmi un attimo. Ho in cantiere questi dischi e spero di vederli finiti in breve tempo. Nel mentre procedo con varie produzioni in studio, collaborazioni con vari musicisti e tutto questo mi piace!

E’ stato un onore aver modo di chiacchierare con te… Ti ringraziamo e lasciamo alle tue parole la chiusura di quest’incontro “virtuale”!!!

-Caro Salvatore, dico qua pubblicamente che le tue domande mi hanno colpito per il dettaglio e la precisione. E' stata un'intervista molto sentita da parte di entrambi. E' per me stato un onore parlare con te. Ringraziandoti per la tua professionalità e disponibilità concludo dicendo: che la fiamma del rock non si spenga mai!

Salvatore Mazzarella