Mazzarella Press Office

EMP 1

lunedì 7 gennaio 2013

FABBAN (ABORYM) - Intervista all'Artista

Fabban


Fabban è un musicista tarantino che può dire con orgoglio di avercela fatta. Partito dalla sua terra madre, è riuscito a coronare il proprio sogno, diventando uno dei musicisti metal di maggiore spessore per quanto riguarda la scena non solo italiana, ma anche europea. La sua carriera è iniziata nei Funeral Oration, una band di metal estremo ormai considerata di culto. Attualmente milita negli Aborym, con i quali ha inciso complessivamente cinque album in studio, ma non vanno dimenticate le sue esperienze nei Void Of Silence e nei Malfeitor. Dopo esserci incontrati nel corso delle festività natalizie, prima della sua partenza nella fredda Russia, Fabban si è concesso alle nostre domande, rilasciandoci una bella intervista da gustare tutta d'un fiato:  

Ciao Fabban, benvenuto tra noi. Partiamo dall’inizio della tua carriera, come ti sei avvicinato al metal estremo ed al suo culto?

-F: Ti ricordi quel tipo che era con me quando ci siamo incontrati a Taranto? Bene, mi sono avvicinato al metal grazie a lui. Lo incontrai per caso, tanti anni fa, in strada. Io ero alla fermata dell’autobus e lui mi si è avvicinato chiedendomi dove avessi preso la maglietta che indossavo (una vecchia t-shirt di Bathory). Ci siamo presentati e il giorno dopo mi portà una busta piena di nastri death metal. Il primo nastro che ascoltai fu “To be a real Terrorist” di Soothsayer. Da li è iniziato tutto e ora eccoci qua...

Facciamo un salto indietro di diversi anni. Cosa ricordi dei tempi dei Funeral Oration e di quell’album ormai storico Sursum Luna?

-F: Ho tanti bei ricordi ovviamente. Tante prove nella nostra sala-prove in Via Mazzini, concerti, le registrazioni in studio... Erano bei tempi, si stava bene anche quando ce la passavamo male, era tutto diverso da oggi. Non avevamo interent, non esistevano i cellulari, al massimo ricordo il televideo sul tv eh eh.. Suonavamo, bevevamo come pazzi, ce la spassavamo con le ragazze e durante il giorno si andava a scuola. “Sursum Luna” è stato il mio primo disco, il primo full lengh che ho registrato e ci sono molto legato. Per me ha rappresentato molto e tutt’oggi ne sono affascinato. Lo registrammo in presa diretta, niente trigger, niente hd recording... tutto live. Credo sia un gran disco. Peccato sia stato l’unico per i Funeral...

Perché i Funeral Oration nonostante il loro valore, non sono riusciti ad arrivare dove invece sono arrivate altre band oggi note?

-F: Dopo l’uscita di “Sursum Luna” ci siamo separati, poichè vivere a Taranto era impossibile per alcuni di noi: niente lavoro, niente svaghi... solo criminalità, povertà e droga. Se fossi rimasto a vivere li a quest’ora penso sarei un eroinomane oppure sarei dietro le sbarre. Io mi sono spostato a Roma, Luca il chitarrista se ne andò a cercare fortuna a Bologna... e così il gruppo pian piano si è sfaldato, gli anni sono passati e la band si sciolse definitivamente.

Cosa pensi del black metal oggi?

-F: Penso che per il buon 90% dei casi faccia veramente schifo.. Quando ho voglia di ascoltare BM preferisco cose vecchie, ma in tutta onestà trovo sia un genere decisamente troppo “chiuso” e raramente ascolto dischi di questo genere. Negli ultimi anni preferisco altre cose. C’è poca qualità e tanto tanto edonismo in questo genere negli ultimi tempi: due teste di maiale sul palco, sangue finto, altarini satanici e stronzate del genere pare siano considerati fattori più importanti rispetto al suono, alla tecnica e al saper realmente suonare uno strumento. Almeno, questo io vedo, oggi. 

Cosa invece pensi della scena metal italiana oggi?

-F: Penso che in Italia ci siano tanti bravi musicisti, alcuni geniali. Ma fino a quando in questo paese la gente non inizierà seriamente a valorizzare e a supportare i propri gruppi e le proprie risorse difficilmente si otterrà la visibilità che si merita all’estero. Io mi ritengo fortunato, ma ho lavorato tanto per essere riuscito a fare ciò che ho fatto sino ad ora e dall’Italia ho spesso avuto grossi calci nel culo e bastoni tra le ruote. Non è stato facile, ma alla fine chi la dura la vince

Ci parli delle origini degli Aborym? Quante difficoltà hai dovuto superare per far affermare questo progetto?

-F: Tante. Tantissime difficoltà. La gente non immagina quanto ho dovuto soffrire per questo gruppo. Quando ero a Taranto ricordo che passai un’intera estate in giro per la città in cerca di un box o di una cantina da adibire a sala-prove. Li a Taranto non esistevano sale-prove organizzate, con strumentazione ed ampi e se non avevi una tua cantina per suonare eri fottuto. Avevamo appena scritto i pezzi del demo e due settimane prima di registrare ci cacciarono fuori dalla nostra saletta. Ero disperato. Ero realmente disperato. Alla fine riuscimmo a trovare un posto dove suonare ma a lungo andare capii che se avessi realmente voluto fare qualcosa di concreto ed importante avrei dovuto andarmene. Così decisi di trasferirmi a Roma, dove paradossalmente ho trovato problemi ancora più grandi anche se di diversa natura. Le difficoltà più grandi che ho incontrato sono state il dover avere a che fare con tutta una serie di persone che in seguito si sono rivelate letteralmente squallide. Potessi tornare indietro li avrei presi tutti a calci nel culo, ma per fortuna ora le cose vanno benissimo. Il destino ha voluto così.

Per un periodo hai collaborato anche con gli Stormlord, come mai non è proseguita come esperienza?

-F: Perchè non mi piaceva molto suonare quella roba, non mi sentivo a mio agio e così decisi di mollare. Non ho mai registrato con loro, ho solo aiutato la band per alcuni concerti. Poi tra me e Cristiano si misero in mezzo le donne, e quando si mettono in mezzo le donne son sempre casini. Tutto superato, acqua passata, ma ricordo furono anni parecchio instabili per me. Non stavo affatto bene in quegli anni.

Con i Funeral Oration, tanti anni fa, faceste un concerto storico, se non erro, in quel di Grottaglie. Non hai pensato di riportare al presente quelle registrazioni e magari di realizzare un DVD?

-F: Purtroppo la qualità della registrazione, sia audio che video, è pessima e non mi fa piacere fare le cose con mezzi scarsi già in partenza. Quello fu un gran concerto. Lo ricordo come fosse ieri.

Ci parli dei tuoi tantissimi progetti e dei tuoi piani futuri?

-F: Inizio ad avere una certa età amico e ora come ora è già tanto se riesco a gestire un gruppo come Aborym. Non ho altri progetti al momento. Ho messo su una band garage-punk-rock ma siamo ancora in alto mare e negli ultimi mesi sono in studio per le registrazioni di Aborym. Ho collaborato con Drowning Ashes, un progetto di musica elettronica di alcuni amici di Milano e spero che facciano uscire presto quel materiale che ritengo veramente grandioso. Per il resto, come credo tu sappia, ho messo in piedi la mia etichetta discografica assieme al mio amico e socio Marc Urselli di New York (Stridulation Records), scrivo per Rockerilla magazine e ogni tanto lavoro per Moshpit Radio come commentatore. Quando ho tempo libero lavoro come artwork-maker per alcuni gruppi. Al momento non c’è altro.

Quanto è difficile per un artista di Taranto, affermarsi nel proprio intento?

-F: Non è facile, ripeto ma io credo che volere è potere. Bisogna perseverare e crederci, non c’è altro da fare. Io penso che prima o poi chi sputa sangue e crede in ciò che fà verrà in qualche modo ripagato. Come dicevo prima Taranto è una città difficile, la gente li è radicalmente ancorata a retaggi culturali, ad abitudini sbagliate, ad un certo tipo di stile di vita... E’ come se vivessero all’interno di una sfera di vetro opaca. Fuori c’è altro, ma nel momento in cui vivi li dentro le regole sono quelle. Prendere o lasciare. Io ho preferito mettere il culo fuori da li e ho imparato a capire che fuori c’era altro. E ho capito che quello che c’è fuori mi piaceva terribilmente.

Vivendo fuori dal contesto tarantino, come vedi da lontano la tua città e che giudizio ti sei fatto?

-F: Sono sempre molto informato sulla città e su quello che succede li. Infondo ci sono nato e cresciuto li e il mio cuore è sempre a Taranto. Vengo giù una o due volte l’anno per stare un pò con i miei e quando sono a Taranto ho sempre tante sensazioni strane e discordanti. Da una parte mi piace tornare li, fare due passi in centro, vedere il mare, prendere la macchina e andare a trovare alcuni pochi amici... Taranto ha un fascino strano su di me. Ho tanti ricordi radicati in quelle strade... non so spiegarlo ma è così. Dall’altro lato vedo che le cose li peggiorano sempre. La puzza degli altoforni è sempre la stessa fortissima nauseante puzza che sentivo vent’anni fa. Il colore delle polveri di diossina è sempre lo stesso ed è sempre li ovunque nelle strade, come vent’anni fa. La gente e soprattutto i bambini continuano a morire per via dei veleni di quella fabbrica e la vita va avanti sempre allo stesso modo. Sembra non sia cambiato niente. La mentalità della gente è sempre la stessa, con poche rarissime eccezioni. Putroppo non credo nei cambiamenti nella gente. Io credo che la gente non solo non migliori, ma sia condannata addirittura a peggiorare negli anni e quando vengo a Taranto la mie convinzioni non possono che rafforzarsi. L’ultima volta che sono stato li ho saputo che una persona a me molto cara ha un cancro. Le hanno dato 3 mesi di vita. Cancro da varianti geografiche dicono i medici, ovvero qualcosa che ha contratto per via dei veleni dell’Ilva. Eppure quella grossa enorme merda che sputa fumi tossici è ancora li. E’ sempre stata li. Da da mangiare a mezza città però poi uccide. Spero che non blocchino la produzione all’Ilva. Se il governo lo facesse significherebbe la perdita del lavoro per tanta gente e il problema inquinamento non verrebbe risolto. Se invece continuasse la produzione il gran capo dell’Ilva dovrà risanare nel giro di due anni. Ma sono sicuro che presto venderà la fabbrica e se ne laverà le mani. Purtroppo quando vengo a Taranto non riesco a fare a meno di constatare quanto buio ci sia in quella città e quanto le cose non cambiano mai.

Da dove trovi l’ispirazione per la tua musica? E dove trovi invece lo spunto per i tuoi testi?

-F: Seguo l’istinto. Le idee. Poi le sviluppo, senza limiti di sorta. Seguo ciò che la testa mi dice di fare. I testi sono il risultato delle mie paure, delle mie sofferenze, delle mie gioie, delle mie vittorie, delle mie sconfitte, dei periodi neri e di quelli belli. Sono una sorta di percorso introspettivo dentro di me e di un continuo confronto con la gente e con il mondo che ho intorno. Adoro osservare la gente. I comportamenti della gente, ciò che la gente fa, ciò che pensa e come la gente vive ogni giorno.

Quali sono i tuoi gusti del momento. Che musica ascolti?

-F: Ascolto prevalentemente musica elettronica. Da Nine Inch Nails, Kraftwerk, Ministry, Young Gods, David Lynch.. tanto rock, tanto hard rock, punk, death metal, glam, hair metal e heavy metal classico. Ultimamente ascolto spesso l’ultimo di Duran Duran, Iron Maiden, Pink Floyd e Motley Crue.

Ascoltando quali band ti sei formato?

-F: Le band che in assoluto hanno cambiato la mia vita sono state Bathory e Pink Floyd di “The Wall”...

Vuoi lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-F: Spero che tutti i vostri sogni si realizzino. Spero vi divertiate come pazzi. Spero che a Taranto le cose cambino e spero che il Taranto torni presto in serie B eh eh eh eh eh eh. Un saluto. Sex&music for all!!!

Maurizio Mazzarella