Mazzarella Press Office

EMP 1

martedì 2 ottobre 2012

DEGIAL - Death's Striking Wings

Sepulchral Voice Records
Da Uppsala, Svezia, stanno arrivando una marea di band oltre ad altre già note (una parte dei Watain, ad esempio). Le ultime incontrate sono state Anguish, Noctem e Usurpress, cito le prime che mi sovvengono. I Degial sono anch'essi di quella città e da buoni svedesi si dedicano al death metal old style, ma il loro sound è molto ma molto dozzinale. "Death's Striking Wings" è il debut album, nonostante la band esista già da un pezzo. In essa compaiono personaggi del sottobosco death metal svedese, come E. Forcas, un batterista dai suoni crudi, per niente levigati e proveniente da esperienze con Repugnant, Die Hard e altre. Le chitarre sono di E. Meresin e H. Death, quest'ultimo è anche cantante e proviene da Unpure e da comparsate live con i Watain. Il basso è di J. Megiddo, ovvero uno dei Patronymicon ed ex Shining. Gente tosta, che non bada molto a regolare o uniformare i suoni, o a preoccuparsi di avere quel cavernoso sound delle distorsioni che udiresti nel 90% delle band old school death di marca svedese che ogni mese arrivano sul mercato. I Degial pestano e contemporaneamente si manifestano sempre attraverso un clima nero, un alone di morte. Proprio la title track ha qualcosa di speciale, grazie a quel death metal addobbato da spunti decadenti, da melodie infernali e da ritmi di batteria anche, se vogliamo, inusuali per una death band. "Perpetual Fire" sforna un blast beat spinto, ma la canzone sembra riprendere le atmosfere dei Possessed, proprio nei momenti in cui il tempo scandito da Forcas da a placarsi. I rimandi a qualcosa di arcaico si sentono per tutta la scaletta. I Mayhem di "Deathcrush", sicuramente, ma anche tantissime  tirate alla Morbid Angel dei primi periodi. Dunque un death metal maestoso, ma dalle fattezze ruvide, dai suoni spietati e diretti. Le chitarre che divorano riff e innalzano tessuti narrativi, mentre il drumming scandisce i tempi con solenne forza e maestria, sottolineati dal buon Megiddo. L'insieme è grezzo e i pezzi sono fatti da materia evidentemente surrogata. Come dei falsi d'autore, ma ben riusciti. Decisamente. Tuttavia consiglierei l'album agli appassionati del death metal più "antico".
 
Voto: 6,5/10

Alberto Vitale