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martedì 18 settembre 2012

STEVE HARRIS BRITISH LION - British Lion

EMI
Inutile nasconderlo, la scelta di Steve Harris di pubblicare una sorta di album solista ha spiazzato un po' tutti. Da sempre gli Iron Maiden sono stati la sua band e nessuno avrebbe mai immagino il desiderio del bassista britannico di creare un altro progetto nuovo di zecca, dando sfogo ad altri contenuti musicali sino a questo momento tenuti nascosti. Evidentemente nel corso degli anni, la musica della Vergine di Ferro non ha del tutto appagato il buon Steve, che ha deciso di comporre altre canzoni spaziando verso un altro genere che se vogliamo prende parzialmente le distanze da quello che nel corso della sua carriera brillante ha composto di solito. Si, perché questo progetto British Lion non è un copia ed incolla di quello che ha fatto con gli Iron Maiden, non è un insieme di scarti che non sono finiti nei suoi dischi negli album precedenti, affato, tutto ciò che si sente in questo album è frutto di un lavoro parallelo, di canzoni rock e non metal, create da Steve Harris rigorosamente per questa band. Per questo non aspettatevi un disco di heavy metal tradizionale, bensì una sorta di hard rock che spazia tra il roccioso ed il melodico, nel quale sono palpabili le influenze primordiali di Steve Harris, parliamo ad esempio degli UFO, oppure dei Led Zeppelin, anche se sono palesi anche dei riferimenti ad un sano e puro AOR, un genere che evidentemente rappresenta la dimensione più romantica e profonda dell'artista britannico. In tutto questo, non attendetevi brani semplici, perché tutto è stato composto con una cura certosina. Se le canzoni infatti hanno un ottimo impatto ed una presa se vogliamo immediata, grazie a ritmi modulati e toni tutto sommato morbidi, di corredo ci sono degli arrangiamenti molto complessi e strutture particolarmente articolate, come se anche l'anima prog volesse in certi momenti prendere il sopravvento. Steve Harris per British Lion avrebbe potuto chiedere aiuto ai suoi colleghi dei Maiden per dare maggiore risalto al suo prodotto, oppure rivolgersi a qualche altro artista di successo, invece ha voluto puntare esclusivamente sulla musica e sulla qualità. Per questo nella band troviamo musicisti quasi del tutto anonimi e giovani se vogliamo, ma con il giusto bagaglio alle spalle e capace di portare a termine il proprio compito con abilità, competenza e particolare disinvoltura. Certo il tocco di Steve Harris è sempre inconfondibile, per chi conosce i Maiden a tutto tondo è impossibile non percepire il suono del suo basso e paradossalmente sembra spiazzante sentirlo in un contesto differente, ma è comunque una sensazione piacevole, proprio per la pregevole levatura dei componimenti. Se Steve quindi conferma di essere in grande forma, dimostra anche di trovarsi in piena sintonia con gli altri musicisti che compongono il gruppo, come i due chitarristi David Hawkins (che si occupa anche delle tastiere) e Grahame Leslie, ma anche con il batterista Simon Dawson che lo segue con notevole intelligenza. Steve Harris poi, non ha sbagliato a chi affidare il microfono, Richard Taylor con la sua voce vellutata si dimostra il cantante adatto per la musica dei British Lion e si fa luce con una qualità interpretativa davvero eccellente. Se poi ci soffermiamo sui singoli brani, This Is My God è quello che riassume maggiormente i contenuti del disco, che nel complesso esalta tutti i componenti di una band che funziona come gruppo e che non si limita ad eseguire solo i compiti del suo leader, ma ci mette davvero tanto di proprio. Con Lost Worlds i ritmi si fanno più intensi e si strizza l'occhio verso sonorità più moderne, Karma Killer confonde le idee grazie alla sua anima prog, mentre Us Against The World pur conentendo alcuni richiami di Maiden, rivendica la propria identità. The Chosen Ones è un tributo all'hard rock degli anni settanta, mentre A World Without Heaven mette in luce il lato più melodico del progetto che in Judas esplode grazie alll'inconfondibile basso di Steve Harris. Nella parte finale del disco, Eyes Of The Young si lascia andare verso una dimensione più commerciale, These Are The Hands esplora il lato più oscuro e profondo dei British Lion, differentemente la conclusiva The Lesson è una splendida ballata dai ritmi lenti, dove la poesia s'incontra con la musica. Ottima la produzione, che Steve Harris ha affidato al fido Kevin Shirley - mixing. Un grande disco da avere a prescindere dall'amore che si può avere per gli Iron Maiden, ma solo perché Steve Harris conferma di essere un grande musicista ed un grande compositore. 

Voto: 9/10

Maurizio Mazzarella