Mazzarella Press Office

EMP 1

lunedì 24 settembre 2012

CRYPTOPSY - Cryptopsy

(Autoprodotto)
Sono poche ormai le band che possono rassicurare i propri  fans, quando a ridosso dell'uscita di un nuovo album questi sanno a grandi linee cosa aspettarsi. Sound, produzione genere, diventano ormai un qualcosa che l'appassionato fiuta ben prima di ascoltare l'album. Ai Cryptopsy qualcosa i simile non  è riuscito con il precedente lavoro. Non perché fosse brutto, almeno non per me, ma non erano propriamente loro. Fans spiazzati e critica al vetriolo. Non si può accontentare tutti, ma i Cryptopsy hanno ripreso a pensare a cosa dover fare; hanno ripreso in casa Jon Levasseur (chitarra) e dato ospitalità al bassista Olivier Pinard, dei Neuraxis. Il risultato è un album griffato con il solo nome della band. Posto li quasi a marchio di garanzia. Messo in calce alla copertina in modo che possa dire a tutti che i Cryptopsy, quelli di sempre, sono tornati. Contenti? io, si. L'album è del sano e sconquassante death metal. Forza, spietata attitudine, melodie (leggete questa parola come "senso della melodia") inquietanti. Un drumming che non sembra quella di un essere umano, conosciuto come Flo Mounier, ovviamente. Una costruzione dei pezzi attraverso chitarre che vengono espresse a velocità sublimi o scandite a colpi di deviata follia. A voler nominare qualche canzone tra le otto, non si può fare a meno di "Red-Skinned Scapegoat", dove i canadesi si pongono su livelli di assoluta bellezza e dinamica  pulizia tecnica, testimoniata anche da un'escursione jazzata; le contorsioni di "Amputated Enigma" e la cinica e claustrofobica violenza di "Ominous" sono altre due canzoni degne di menzione. "Cryptopsy" è sublime death metal ma esposto a raffiche spaventose. Vi siete distratti dai Cryptopsy dopo "The Unspoken King"? Errore!
 
Voto: 7,5/10
 
Alberto Vitale