Mazzarella Press Office

EMP 1

lunedì 25 giugno 2012

RUSH - Clockwork Angels


Roadrunner Records

I Pink Floyd non ci son più, i Genesis non ci son più, i Led Zeppelin non ci son più !!! I Deep Purple, i Black Sabbath ma anche gli Yes, vabbè… E’ come se non ci fossero lo stesso!!! Ma se ci fate caso c’è un gruppo canadese che è nato nel lontano 1968, quindi ha più o meno la stessa età dei sopracitati gruppi, e dal 1974 è composto dalla stessa inalterata line up. E se ci fate ancora caso, o meglio date un’occhiata alla loro carriera, vi accorgerete di quanto siano stati grandi, in termini di qualità e numeri, e di quanto poco abbiano da invidiare ai tizi di cui sopra. Sperimentatori di nuove sonorità come il gruppo di Waters e Gilmour, avventurosi nel lavoro di composizione come i Genesis era Gabriel, riffmakers ed heavy proprio come i Leds sapevano essere… La differenza sostanziale, però, è che loro, i Rush, ci sono ancora e sono attivi e grintosi più che mai. Quarant’anni di carriera senza mai una fase di stanca, sempre in crescendo, mai eccessivamente prolifici ma programmando le proprie uscite in modo ottimale da consentir loro di pubblicare sempre album di qualità, creando la giusta dose di suspance senza che il pubblico se ne fosse mai dimenticato. Clockwork Angels sancisce ulteriormente, come per il Live In Cleveland di qualche mese fa, la partnership con Roadrunner (le major hanno fatto il loro corso ed i Rush hanno fatto come i Kiss…), capace di distribuire ad hoc questo tipo di band. Ed era davvero atteso, visto che l’ultimo studio album Snakes & Arrows risale ormai al 2007, per quanto sia un periodo compatibile con i soliti ritmi della band. Si torna ai fasti di 2112 (pubblicato nel 1976) in quanto Clockwork è un concept fantasy ambientato tra pirati, alchimisti, carnevali esotici, in un’avventura vissuta da un giovane che vuol inseguire i propri sogni con l’ombra di un’ orologiaio alle spalle che gli ricorda lo scorrere inesorabile del tempo. Contrariamente a quello che si può pensare, però, non abbiamo a che fare con un lavoro criptico o eccessivamente articolato… al contrario !!! Il power trio ha puntato tutto sul feeling, sul groove e su una potenza dal livello inaudito, come da tempo non si udiva sui loro cd. Innanzi tutto Alex Lifeson ha del tutto evitato la chitarra acustica, ridotto le parti pulite ed arpeggiate ed ha lavorato molto sul riffing, proprio come nei primi lavori di matrice zeppeliniana, e sugli assoli, con quelle sonorità leggermente ruvide tipiche del suo stile. Geddy Lee, oltre ad essere il solito istrione che si divide tra voce, tastiere e pedaliere varie, ha svolto un lavoro incredibile col suo basso, tra linee portanti, arpeggi, riff e contrappunti, non trascurando di dare consistenza al suono. Neil Peart è un disco nel disco… Tutto il suo lavoro si potrebbe ascoltare separatamente per la perfezione, la varietà e le soluzioni innovative contenute nelle sue tessiture ritmiche, così come è uno spasso sentire come va a riempire tutte le frequenze possibili ed immaginabili con piatti, piattelli, tamburi ed ammennicoli vari. E’ cosi che è nato il potente rock di Caravan e BU2B, la magnificenza di Headlong Flight, una canzone spaccaossa come The Pedlar 2, la grandeur della finale The Garden. Che dire signori: abbiamo i Rush al massimo della forma ed in questo caso il voto non può che essere…  

Voto: 10/10

Salvatore Mazzarella