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venerdì 8 giugno 2012

INMATE - Free At Last

Graviton Music Service
Questa band slovena deve avere tanti grilli per la testa se ha pubblicato un album di 14 canzoni come esordio. Per carità, più idee uno ha e meglio fa ad esporle, ma nel modo giusto però. "Free at Last" dura 46', un minutaggio normale per un album, e suona del modern metal dalle fattezze già note. Note attraverso i lavori di Caliban, Threat Signal e In Flames, tre nomi citati tra i primi che sovvengono nell'ascoltarli. Considerando che le canzoni sono tante è evidente che qualcuna di esse si è imbucata per aumentare il numero di queste in scaletta. Le canzoni: cantate con growl/screaming e voci clean, i riffs virgoluti e le distorsioni tanto catchy di questi ultimi anni (cioè mai troppo cattive e chissà perché mai troppo distorte), un batterista che colpisce e colpisce, e fa solo questo, con pesantezza (il tocco non è potente, ma qualche diavoleria elettronica ne aumenta il peso, però la produzione non l'ha comunque aiutato). Stilisticamente è un metal che ha un forte debito con il melodic metal svedese ("Healing" e "Victorious", tra i migliori esempi) e poi si aggiungono ovviamente i richiami al thrash ("Fire, Walk With Me"). tutto questo è servito a definire un album davvero piatto, cioè il classico album ben confezionato, grazie ad una produzione pulita, ma che non ha mordente. Troppo impelagato con influenze altrui, troppo impegnati gli Inmate a suonare melodie, ad essere fruibili e questo porta, mi permetto di scrivere, una caduta nella spontaneità e nella sostanza delle loro composizioni. C'è troppa roba, troppe idee, c'è il troppo che storpia. Addirittura le canzoni più lunghe del lotto (per essere 14' canzoni in 46' vuol dire che siamo su minutaggi bassi) come "Inexorable Path" e "Out of darkness" non sfruttano questa opzione, inserendo dei caratteri maggiormente distintivi. Devono guardare di più dentro se stessi gli Inmate, scorporare aspetti superflui ed essere più coincisi. Fare un album di debutto al giorno d'oggi è una mossa che non si deve sbagliare perché si rischia grosso nell'avere poi una seconda chance.
 
Voto: 5/10
 
Alberto Vitale