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venerdì 8 giugno 2012

DYING FETUS - Reign Supreme


Relapse Records

Lo spirito di una recensione per un album musicale è quello di descriverlo e definirlo, valutarlo. Ebbene, per i Dying Fetus varrebbe una sola frase: la classe non è acqua! La chiuderei così la recensione, senza nemmeno aprirla. "Reign Supreme" è il settimo album della band del Maryland, tra le più importanti in terra americana, e mondiale ovviamente, del death metal estremo. Elementi brutal, gore, grindcore, ed escursioni tecniche si susseguono come un impeto di lucida follia. La chiarezza del sound, i riff dai contorni definiti e dalle forme affascinanti e spietate rendono "Reign Supreme" un album eccezionale, forse tra i migliori, e un poco diverso dal solito, ma questo giudizio lo scolpirà il tempo e la loro discografia, su come si svilupperà in futuro. Per adesso i Dying Fetus mettono insieme nove canzoni distruttive e che non tirano mai il fiato. Tra queste colpisce "The Trenches" con quei riffs che sembrano in stile thrash/hardcore, ma esasperati dalla violenza e dall'esecuzione da maratoneti. Probabilmente è tra i pezzi dotati di un fascino maggiore, in quanto è reso fruibile anche dal breakdown finale, il quale prende la forma di una danza allucinata. Il guitar work è incredibile, John Gallagher non ha risparmiato niente a se stesso: dai riffs veloci, alle ritmiche assassine e gli assoli affilatissimi, per non parlare dei piccoli sweep che spuntano in giro per dare un lustro maggiore alle chitarre e, di conseguenza, alle canzoni stesse. Beasley (basso) e Williams (batteria) ci danno dentro, pompano ritmo e forza e il risultato è un massacro sonoro senza precedenti, o quasi. Quasi perché nella sostanza Gallagher ha rispettato la sua tradizione compositiva, quindi troviamo elementi già noti, ma portandola ad un livello meno soffocante rispetto al passato. "Revisionist Past" si fonda su un riff di base che sembra Slayer o old death metal portato a velocità ipersoniche, situazione che rimette alla memoria qualcosa di vecchio e di ancestrale. "Subjected to a Beating" è una canzone dallo schema semplice ed accattivante, mid-tempo per metà di essa e apocalisse nella seconda metà, sia per i tempi che per l'alternanza tra riffs e virtuosismi. Uno schema, quello di spaccare in due i pezzi, che i Dying Fetus hanno ripetuto in altre situazioni. Tuttavia i pezzi sono nove e un track to track non è il caso di definirlo ora, perché questo non è un album da vivisezionare, ma da ascoltare mandandolo in loop, fino a quando il mal di testa non sopravviene!

Voto: 8/10

Alberto Vitale