Mazzarella Press Office

EMP 1

venerdì 9 marzo 2012

FESTER - A Celebration of Death

Abyss Records 

"A Celebration of Death" inizia con "Rites of Ceres", una festa nera nelle quale le chitarre scandiscono riff e l'aggiunta di synth diabolici affrescano uno scenario da peste divoratrice di popolazioni. E' una canzone molto evocativa, figlia di atmosfere secolari. Qualcosa di simile è "The Black Tower", batteria triggerata, un basso pulsante ma scheletrico e di nuovo synth che ripercorrono i mali che hanno costellato la storia della civiltà umana. Pezzi di questo tipo fanno subito capire che i norvegesi Fester hanno bisogno di molto tempo per suonare i loro brani e conferire un certo fascino al proprio blackened death metal. Detto questo è fin troppo ovvio che la successiva "March of Death" riprende distorsioni, elettronica e scenari da incubo come le canzoni precedenti. Altra atmosfera torbida, altre paure per "I'll Hunt You Down" e le altre. Cosa cambia tra le canzoni? Qualche riff più veloce, qualche tiepido assolo in giro, qualche up-tempo, rallentamenti ecc. Deve sprigionarsi "Metallized" per avere un nuovo sussulto: è il primo vero brano veloce (ma è un mid-tempo) e di breve durata. "Jeg Spytter Pa Deg" anche dimostra ritmi e riff più dinamici, per tutti gli oltre 7' (quasi tutti i pezzi hanno ua durata sostenuta) della canzone e questo dinamismo si ripete anche in "Last Day of Battle pt 2" (la prima parte è una intro). "A Facce for a Funeral" è tra i momenti più black metal dell'album, mentre "Rites of Mortiis" è un remix electro-industrial, carino se non fosse per i suoi quasi 5'. Troppi! "A Celebration of Death" è dunque un insieme di cose, i pezzi assumono il carattere di una marcia con suoni distorti o filtrati che sfilano in scenari decadenti e di morte. Ogni brano si esprime così e ognuno ha indubbiamente un suo fascino, ma nella sostanza i pezzi per struttura e indole si somigliano. "A Celebration of Death" è consigliato a chi adora i suoni storpiati, sfigurati e che, per attitudine, lambiscono la sperimentazione. Bakker, Andersen e Mathisen continuano nuovamente a combinare più elementi nelle proprie canzoni anche grazie a diversi sessionmen che hanno amplificato la tradizione stilistica della band. La copertina è di Eliran Kantor (Testament, Sodom, Atheist, Sigh, Anacrusis).

Voto: 7/10

Alberto Vitale