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venerdì 30 marzo 2012

ACCEPT - Stalingrad

Nuclear Blast Records

Devono averci preso davvero gusto i teutonici Accept. Dopo la reunion avvenuta circa tre anni fa, la band tedesca ha prodotto l’ottimo Blood of the Nations a sedici anni di distanza dall’ultimo Predator. Così forti del successo scaturito dal loro ricongiungimento e dell’idilliaco inserimento del nuovo cantante Mark Tornillo, che non ha fatto assolutamente rimpiangere il buon vecchio Udo Dirkschneider, anche per via del loro timbro vocale praticamente identico, gli Accept hanno deciso di far ritorno sul mercato discografico con un nuovo disco edito dalla Nuclear Blast intitolato Stalingrad. Diciamo subito che questo è un disco dai contenuti assolutamente egregi e nel complesso anche spiazzante. E’ certamente anche questo il classico disco che puoi attenderti da un gruppo “storico” come gli Accept, ma si differenzia dal suo predecessore da tanti e differenti punti di vista. Il gruppo appare meno arrugginito rispetto al suo egregio predecessore e per questo Stalingrad suona più fluido e dinamico. Mark Tornillo riesce a districarsi molto meglio nelle linee melodiche composto da Wolf Hoffmann ed inoltre con questo disco, si è deciso di puntare su canzoni più tecniche e riflessive e di conseguenza molto meno aggressive e quindi d’impatto. Gli ingredienti basilari del classico sound degli Accept ci sono però tutti, nel senso che in loro c’è quel tipo approccio simile ai Judas Priest che li rende magici sin dalle prime battute, come accade per il brano d’apertura Hung Drawn Ad Qartered, nel quale dopo un approccio melodico, il ritmo e l’incisività delle chitarre dominano tutta la scena. A seguire c’è la title-track che sia da un punto tecnico che emozionale si dimostra il componimento di maggiore qualità dell’intero disco, successivamente con Hellfire viene in luce l’aspetto più tradizionale della musica degli Accept, in una canzone che ha tutte le credenziali per diventare un grande classico non solo del combo teutonico, ma dell’intera scena metal. Con Flash To Bang Time si punta sulla grinta e sul carisma, componenti sempre presenti in Stalingrad, anche in questo preciso episodio è la velocità ad avere un ruolo predominante. In Shadow Soldiers emerge tutta la dimensione più poetica degli Accept, in brano molto intenso ed ispirato, rinvigorito da un lavoro di chitarra ben modulato, stesso dicasi per Twist Of Fate, nel quale viene fuori l’aspetto più intimo della voce di Mark Tornillo. Revolution è una chiara cavalcata metal con cori e ritornelli da brividi, come anche Against The World e The Quick And The Dead, song dal sound più britannico che teutonico, mentre la conclusiva The Galley è un altro momento di grande qualità, dove emerge lo spessore compositivo di un gruppo intramontabile. Ottima anche la produzione, capace di donare a Stalingrad un suono molto moderno de attuale. Brani diretti, compatti, versatili al punto giusto, supportati da arrangiamenti complessi, ma dalla presa immediata. E’ questa la ricetta degli Accept per un piatto da gustare tutto d’un fiato.

Voto: 8,5/10

Maurizio Mazzarella