Mazzarella Press Office

EMP 1

mercoledì 15 febbraio 2012

NO GURU - Milano Original Soundtrack

Bagana Records

Lo ammettiamo candidamente: siamo in colpevole ritardo. A volte capita di riavvolgere il nastro e riascoltare attentamente. In tali circostanze si scopre della formazione di un super-gruppo composto nel 2010 dagli ex componenti dei Ritmo Tribale (Andrea Scaglia, Alex Marcheschi, Luca “Talia” Accardi e Andrea “Briegel” Filipazzi) innervati da Xabier Iriondo, vecchio componente degli Afterhours, e dal sax di Bruno Romani, già appartenente ai Detonazione .In buona sostanza un concentrato di musica rock “old stile” in salsa meneghina: i No Guru,infatti, paiono la naturale evoluzione in chiave moderna dell'ultimo periodo dei Ritmo Tribale. Sarebbe comunque riduttivo incastonarli in un sottogenere simile all'elettro-rock, perchè nel loro lavoro transgenico si miscela in maniera volutamente disarmonica una miriade di contaminazioni. Il loro debut-album rende l'idea del contenuto nel titolo “Milano original soundtrack”: contraddizioni, rumori metropolitani della quotidianità, voglia di lottare sempre e cambiare mai. Una serie di sonorità metropolitane che, però, vengono abusate ed eccessivamente delegate alla maestria sassofonica di Romani. Il tutto viene racchiuso in uno scrigno (disponibile anche in vinile) di 14 tracce con testi mai banali da giungla metropolitana, ma anche intimisti (“Il deserto degli dei”). Non siamo certo nella “Milano da bere”, ma in quella del cross over e del post punk. Le chitarre sono ancora taglienti e cariche di livore, del resto gli anni trascorsi per strada non hanno scalfito la vena di contestazione. Non a caso “Cammino con le mani” è la cartina di tornasole di una sfida non sopita. In alcune occasioni il testo diventa maniacalmente ridondante e ossessivo come il sound tormentato (“Tempo”). Si sprecano gli ammiccamenti col passato e al “perenne stato di convalescenza” presente in “Neve”. In alcune circostanze si rischia il fuoripista, in quanto il balenare tra Faith No More e Alice in Chains si scontra con quel retrogusto alla Joy Division, oltre alla pressochè logica spruzzata di Afterhours (avevate dei dubbi?!). Resta un dilemma: effetto voluto o casuale? Propendiamo per la prima. Non mancano i pezzi di punta, quelli capaci di fare vibrare le corde emozionali e diventare la sintesi somma dell'intera rappresentazione. Ci riferiamo alla jazzeggiante “Fuoco ai pescecani”, un piccolo capolavoro di virtuosismi distorti e contrapposti, e l'incalzante incedere di “Mare divano”. Gli integralisti tribali, magari potrebbero storcere il naso. Ma attendiamo il secondo lavoro per approfondire spartiti a tratti solo abbozzati (“Perle ai porci” , per esempio, è una bella incompiuta). Consiglio: come il buon vino gustatelo lentamente, quindi riascoltate più volte.

Voto: 7,5/10

Enrico Losito